La graduatoria di un concorso negli enti locali (Comuni, Province, Unioni di Comuni) si forma sommando i punteggi delle prove d’esame: i titoli entrano nel conteggio solo se il bando è “per titoli ed esami” e, quando entrano, possono valere al massimo un terzo del punteggio finale (art. 35-quater, comma 1, lettera f, del D.Lgs. 165/2001). A parità di punteggio non decide il titolo di studio più alto, ma l’ordine di preferenza fissato dall’art. 5, comma 4, del D.P.R. 487/1994.
È una differenza che cambia la strategia di preparazione. Molti candidati che puntano ai profili di Istruttore o Collaboratore amministrativo danno per scontato che una laurea in più, un master o qualche anno di servizio a tempo determinato “pesino” sulla graduatoria. Nella maggior parte dei bandi comunali usciti nel 2026 non pesano affatto: contano solo la prova scritta e la prova orale. In questa guida trovi, dato per dato, come si costruisce davvero la graduatoria di un concorso in un Comune, in una Provincia o in un’Unione di Comuni. Aggiornato ad agosto 2026.

In sintesi
- Se il bando è “per esami” (la formula più diffusa nei Comuni), i titoli valgono zero punti.
- Se è “per titoli ed esami”, i titoli valgono al massimo un terzo del punteggio finale.
- I titoli si valutano dopo la prova orale: non servono per essere ammesso alle prove.
- A parità di punteggio si applicano le preferenze di legge, che vanno dichiarate nella domanda: se non le dichiari, le perdi (vedi come leggere il bando del Comune).
- Le riserve di posti non possono superare la metà dei posti banditi.
- Chi non vince può restare idoneo: nei Comuni la graduatoria resta efficace tre anni ed è utilizzabile per scorrimento.
I titoli danno punti in tutti i concorsi degli enti locali?
No. I titoli danno punti solo se il bando lo prevede espressamente. L’art. 1, comma 2, del D.P.R. 487/1994 lascia all’amministrazione la scelta fra tre formule: concorso per esami, concorso per titoli ed esami e corso-concorso. Se il bando dice “per esami” o “per soli esami”, la valutazione dei titoli non esiste e la graduatoria nasce solo dai voti delle prove.
Non è un caso di scuola: è quello che succede nella pratica. Fra i bandi per Istruttore amministrativo pubblicati da enti locali nel 2026 che abbiamo letto in versione integrale, tutti e quattro sono “per esami”:
- Comune di Livigno (procedura gestita dalla Centrale Unica Concorsi della Provincia di Sondrio, agosto 2026) — 4 posti, concorso pubblico per esami.
- Comune di Ferno (VA) — 4 posti di Istruttore amministrativo-contabile, selezione pubblica per esami.
- Comune di Latisana (UD) — Istruttore amministrativo per i servizi anagrafe, per esami.
- Comune di Montone (PG) — 1 posto di Istruttore amministrativo, concorso pubblico per soli esami.
La conseguenza pratica è netta: nella grande maggioranza dei concorsi comunali il tuo curriculum non ti fa guadagnare un punto. Quello che ti fa entrare in graduatoria è come rispondi alla prova scritta e come te la cavi all’orale. Il bando del Comune di Ferno lo mette nero su bianco: 60 punti in tutto, 30 per la scritta e 30 per l’orale, nient’altro.
Ecco perché conviene spostare tutto il tempo di studio sulle materie d’esame: il Manuale Concorsi Enti Locali — Istruttore e Collaboratore Amministrativo di Smart Concorsi Editore raccoglie solo quelle, con i quiz per verificarti. 👉 Vai al manuale per i concorsi negli enti locali
Quanto possono pesare i titoli sul punteggio finale?
Al massimo un terzo. L’art. 35-quater, comma 1, lettera f), del D.Lgs. 165/2001 stabilisce che i titoli e l’eventuale esperienza professionale, inclusi i titoli di servizio, «possano concorrere, in misura non superiore a un terzo, alla formazione del punteggio finale». È un tetto di legge: nessun bando può attribuire ai titoli più di un terzo del totale.
Nella pratica gli enti restano molto sotto quel tetto, e spesso valutano un solo titolo, scelto perché serve davvero al lavoro. Un esempio concreto: il concorso per titoli ed esami della Città di Torino per 4 posti di Istruttore di Polizia Locale (cod. CP0226) attribuisce ai titoli 5 punti su 125, cioè il 4% del totale, e l’unico titolo valutato è il possesso della patente di guida di categoria A senza limiti. La graduatoria finale, dice il bando, è «espressa in centoventicinquesimi» ed è data dalla somma di prova scritta, prova orale e valutazione dei titoli.
Tradotto: “per titoli ed esami” non significa che laurea, master e anni di servizio verranno premiati. Significa solo che il bando prevede una voce “titoli”, il cui contenuto e il cui peso li decide il bando stesso — e devi leggerlo per sapere di che si tratta.
Quando vengono valutati i titoli?
Dopo le prove orali. L’art. 8 del D.P.R. 487/1994, riscritto dal D.P.R. 82/2023, prevede che nei concorsi per titoli ed esami «la valutazione dei titoli è effettuata dopo lo svolgimento delle prove orali, a condizione della previa determinazione dei criteri di valutazione». La commissione, cioè, fissa prima i criteri e conta i titoli solo alla fine.
Per te significa due cose. La prima: i titoli non ti fanno superare nessuno sbarramento, non aiutano a passare la preselettiva né ad arrivare all’orale. La seconda: se non superi le prove, i titoli non vengono nemmeno guardati. Tutta la partita si gioca prima.
Come si forma la graduatoria nei concorsi degli enti locali, passo per passo?
In cinque passaggi, sempre nello stesso ordine. La commissione somma i voti delle prove e forma la graduatoria di merito, poi applica i punteggi dei titoli previsti dal bando, poi precedenze e preferenze per chi è a pari punteggio, poi il limite degli idonei e da ultimo le riserve di posti. La sequenza è fissata dall’art. 35, comma 5-quater, del D.Lgs. 165/2001 ed è sempre la stessa, in ogni ente: le commissioni non possono cambiarne l’ordine.
| Passaggio | Cosa succede |
|---|---|
| 1. Graduatoria di merito | La commissione somma i voti delle sole prove d’esame. |
| 2. Titoli | Su quella graduatoria si applicano i punteggi dei titoli previsti dal bando (se previsti). |
| 3. Precedenze e preferenze | Si applicano a chi si trova a pari punteggio. |
| 4. Limite degli idonei | Si applica il tetto del 20% degli idonei, dove previsto (raramente negli enti locali). |
| 5. Riserve di posti | Da ultimo si applicano le riserve indicate nel bando. |
| Fonte: art. 35, comma 5-quater, D.Lgs. 165/2001 (testo vigente su Normattiva). | |
Un dettaglio utile se vuoi controllare la tua posizione: la stessa norma impone di pubblicare contestualmente la graduatoria di merito, quella risultante dall’applicazione dei titoli e quella finale con le riserve, sul Portale unico del reclutamento InPA e sul sito dell’ente. E l’art. 15, comma 6, del D.P.R. 487/1994 precisa che dalla data di quella pubblicazione decorrono i termini per l’impugnativa: se hai dubbi su un punteggio, l’orologio parte da lì.
Cosa succede a parità di punteggio?
Interviene l’ordine di preferenza dell’art. 5, comma 4, del D.P.R. 487/1994, che vale «a parità di titoli e di merito». Non è una graduatoria di meriti accademici: è un elenco di condizioni personali, in ordine rigido. Chi ha la condizione che viene prima passa avanti.
- Insigniti di medaglia al valor militare e al valor civile, se cessati dal servizio.
- Mutilati e invalidi per servizio, nel settore pubblico e privato.
- Orfani dei caduti e figli di mutilati, invalidi e inabili permanenti al lavoro per ragioni di servizio.
- Chi ha prestato lodevole servizio, per almeno un anno, nell’amministrazione che ha indetto il concorso.
- Maggior numero di figli a carico.
- Invalidi e mutilati civili non rientranti nel punto 2.
- Militari volontari delle Forze armate congedati senza demerito.
- Atleti dei gruppi sportivi militari e dei corpi civili dello Stato.
- Chi ha svolto con esito positivo il perfezionamento presso l’ufficio per il processo, il tirocinio formativo o lo stage presso gli uffici giudiziari.
- Titolari di incarichi di collaborazione conferiti da ANPAL Servizi S.p.A.
- Appartenenza al genere meno rappresentato nell’amministrazione (alle condizioni dell’art. 6).
- Minore età anagrafica.
Due avvertenze importanti. La prima: il bando può aggiungere altri titoli di precedenza o preferenza, anche prioritari rispetto a questi, purché strettamente pertinenti ai posti banditi (art. 3, comma 2, lettera d). La seconda riguarda il servizio: le assenze per maternità, paternità e allattamento sono equiparate al servizio effettivamente prestato e non possono in alcun modo comportare la decurtazione dei punteggi (art. 3, comma 5).
La preferenza per il genere meno rappresentato quando si applica?
Solo se lo squilibrio nell’ente supera una soglia precisa. L’art. 6 del D.P.R. 487/1994 impone al bando di indicare la percentuale di rappresentatività dei generi per la qualifica messa a concorso, calcolata al 31 dicembre dell’anno precedente: se il differenziale fra i generi supera il 30%, scatta la preferenza a favore del genere meno rappresentato. Sotto quella soglia, non si applica. Vale solo per i concorsi banditi da singole amministrazioni.
Nei bandi reali questo produce esiti opposti, e non sempre quelli che ci si aspetta. Nel Comune di Ferno l’area degli istruttori è composta per il 78,26% da donne e per il 21,73% da uomini: differenziale 56,53%, quindi la preferenza si applica a favore del genere maschile. Nel Comune di Livigno e nel Comune di Latisana, invece, i rispettivi bandi dichiarano che il differenziale non supera il 30% e che la preferenza non trova applicazione. È una riga del bando che quasi nessuno legge, e che a fine graduatoria può spostare una posizione.
Le preferenze vanno dichiarate nella domanda?
Sì, ed è l’errore più costoso e più facile da evitare di tutta la procedura. I bandi sono espliciti. Il Comune di Montone scrive che i titoli di preferenza «operano a condizione che siano posseduti entro la data di scadenza del bando e siano esplicitamente dichiarati dai candidati nella domanda di partecipazione». La Città di Torino è ancora più diretta: la dichiarazione va fatta nella sezione dedicata del portale InPA e «l’assenza della stessa equivale a rinuncia a usufruire del beneficio». Il bando di Livigno richiama l’art. 16 del D.P.R. 487/1994 e le conseguenze dell’omessa dichiarazione.
Quando compili la domanda su InPA, quindi, non saltare la sezione dei titoli di preferenza perché “tanto conta la prova”. Conta la prova, ma a parità di punto conta quella casella.
La graduatoria la decidono le prove: preparati su quelle.
Se il curriculum non dà punti, tutto il vantaggio si costruisce sulla scritta e sull’orale. Il Manuale Concorsi Enti Locali — Istruttore e Collaboratore Amministrativo di Smart Concorsi Editore raccoglie solo le materie che escono davvero nei bandi comunali: diritto amministrativo, TUEL, contabilità degli enti locali, pubblico impiego, contratti pubblici, più i quiz per allenarti. È il nostro metodo editoriale: solo ciò che serve alla prova.
👉 Vai al manuale per i concorsi negli enti locali — oppure leggi la scheda completa del manuale.
Quanti posti possono essere riservati ad altre categorie?
Non più della metà. L’art. 5, comma 1, del D.P.R. 487/1994 fissa il tetto: «le riserve di posti in favore di particolari categorie di cittadini, comunque denominate, non possono complessivamente superare la metà dei posti messi a concorso». Se il limite viene superato, la riduzione si applica in misura proporzionale a ciascuna categoria.
Quando un candidato rientra in più categorie, l’ordine è stabilito dal comma 3: prima la riserva per le persone con disabilità della Legge 68/1999, poi quella per i volontari delle Forze armate (artt. 1014 e 678 del Codice dell’ordinamento militare, D.Lgs. 66/2010). Gli enti possono inoltre riservare fino al 40% dei posti al personale interno con almeno tre anni di servizio e un ulteriore 10% alle persone con disabilità, nei limiti previsti dall’art. 35, comma 3-bis, del D.Lgs. 165/2001.
Quanto incide sul serio? Nel concorso del Comune di Livigno per 4 posti di Istruttore amministrativo, 2 posti sono riservati ai volontari delle Forze armate e 1 agli operatori del servizio civile conclusosi senza demerito. Un posto su quattro è realmente contendibile da tutti gli altri: leggere la sezione riserve prima di iscriversi ti dice, in trenta secondi, quanto è affollata la corsa che stai per fare.
Cosa vuol dire essere idoneo in una graduatoria?
Idoneo è chi supera tutte le prove ma si colloca dopo l’ultimo vincitore. Nei concorsi pubblici gli idonei sono ammessi in numero non superiore al 20% dei posti banditi, ma nei concorsi degli enti locali quel tetto quasi non si applica: l’art. 35, comma 5-ter, del D.Lgs. 165/2001 lo esclude per regioni, province, camere di commercio ed enti locali che mettono a concorso non più di venti posti, per i Comuni con meno di 3.000 abitanti e per le assunzioni a tempo determinato. Dato che la quasi totalità dei bandi comunali resta sotto i venti posti, nella pratica la lista degli idonei può essere lunga.
È la ragione per cui, nei piccoli e medi Comuni, arrivare tredicesimo su venti posti può comunque valere un’assunzione. Perché si finisca fra gli idonei, però, bisogna aver superato tutte le prove: nei bandi comunali 2026 che abbiamo letto la soglia è 21/30 in ciascuna prova, e chi non la raggiunge nella scritta non viene nemmeno ammesso all’orale.
Quanto dura la graduatoria di un concorso negli enti locali?
Tre anni dalla data di pubblicazione. La regola generale per le pubbliche amministrazioni è di due anni (art. 35, comma 5-ter, D.Lgs. 165/2001), ma la stessa norma fa salvi i termini stabiliti per gli enti locali dall’art. 91, comma 4, del TUEL, secondo cui le graduatorie concorsuali «rimangono efficaci per un termine di tre anni dalla data di pubblicazione». Entro quel termine l’ente può assumere gli idonei per scorrimento, nei limiti delle facoltà assunzionali autorizzate, e può anche cedere la propria graduatoria ad altre amministrazioni previo accordo.
Come funziona lo scorrimento della graduatoria?
È il meccanismo che trasforma un idoneo in assunto: la graduatoria «si intende utilmente scorsa» quando, entro il termine di validità, l’ente individua o cede ad altre amministrazioni candidati idonei in ordine di graduatoria, a prescindere dal momento in cui si firma il contratto (art. 35, comma 5-sexies). È anche il motivo per cui conviene provare i concorsi dei Comuni vicini: una buona posizione in graduatoria è un asset che dura tre anni.
Come si può migliorare la propria posizione in graduatoria?
Tre mosse, in ordine di impatto. Prima: massimizzare il voto delle prove, perché è lì che si crea quasi tutto il punteggio. Seconda: dichiarare nella domanda ogni titolo di preferenza che possiedi, perché costa due minuti e a parità di punto vale una posizione. Terza: leggere la sezione punteggi del bando prima di iscriverti, per sapere se i titoli contano, quanti posti sono riservati e quanti idonei verranno tenuti.
C’è poi una novità che conviene conoscere adesso: fino al 31 dicembre 2026, in deroga alla regola generale, i bandi per i profili non apicali possono prevedere la sola prova scritta (art. 35-quater, comma 3-bis, D.Lgs. 165/2001). Se ti capita un bando così, l’intera graduatoria si gioca su un’unica prova: non c’è un orale in cui recuperare. Abbiamo dedicato una guida a parte alla prova orale nei concorsi degli enti locali, con i tre bandi 2026 a confronto e la scadenza della deroga.
Cosa ricordare sulla graduatoria nei concorsi degli enti locali
Nei concorsi degli enti locali la graduatoria premia chi fa il punteggio più alto nelle prove, non chi ha il curriculum più lungo. I titoli entrano solo quando il bando lo prevede e non possono superare un terzo del punteggio finale; le preferenze intervengono a parità di punto e vanno dichiarate nella domanda; le riserve non superano mai la metà dei posti. Tutto il resto lo decidi tu, la mattina della prova scritta.
Il modo più efficiente di usare questa informazione è spostare il tempo di studio sulle materie che escono davvero. Il Manuale Concorsi Enti Locali — Istruttore e Collaboratore Amministrativo di Smart Concorsi Editore è costruito esattamente così: solo ciò che serve alla prova, con i quiz per verificarti. 👉 Scopri il manuale dedicato su Amazon
Vedi anche. Il confronto fra Istruttore e Funzionario negli enti locali per capire quale profilo fa per te; la guida al concorso da Istruttore amministrativo per requisiti e prove; la pagina dedicata al concorso per Istruttore e Collaboratore amministrativo; cosa studiare e la guida al TUEL; la prova preselettiva e quanto guadagna un Istruttore amministrativo.
Fonti normative: D.P.R. 9 maggio 1994, n. 487 (come modificato dal D.P.R. 16 giugno 2023, n. 82) e D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, testi vigenti consultati su Normattiva. Esempi tratti dai bandi ufficiali 2026, letti in versione integrale, dei Comuni di Livigno (procedura della Centrale Unica Concorsi della Provincia di Sondrio), Ferno, Latisana, Montone e della Città di Torino (cod. CP0226).
Domande frequenti sulla graduatoria nei concorsi degli enti locali
Solo se il bando è “per titoli ed esami”. Se il bando è “per esami” o “per soli esami” — la formula più diffusa nei Comuni — i titoli non danno alcun punto e la graduatoria nasce esclusivamente dai voti della prova scritta e della prova orale.
Al massimo un terzo. L’art. 35-quater, comma 1, lettera f), del D.Lgs. 165/2001 stabilisce che titoli ed esperienza professionale possono concorrere in misura non superiore a un terzo alla formazione del punteggio finale. Nella pratica gli enti restano molto sotto: il concorso della Città di Torino per Istruttore di Polizia Locale attribuisce ai titoli 5 punti su 125.
Dopo le prove orali. L’art. 8 del D.P.R. 487/1994, riscritto dal D.P.R. 82/2023, prevede che la valutazione dei titoli avvenga dopo lo svolgimento delle prove orali, previa determinazione dei criteri. I titoli quindi non servono per superare la preselettiva né per essere ammessi all’orale.
Si applica l’ordine di preferenza dell’art. 5, comma 4, del D.P.R. 487/1994: medaglie al valor militare e civile, invalidi per servizio, orfani dei caduti, lodevole servizio nell’ente che bandisce, numero di figli a carico, e così via, fino al genere meno rappresentato e alla minore età anagrafica. Il bando può aggiungerne altri, purché pertinenti ai posti banditi.
Sì, ed è obbligatorio per farli valere. I bandi lo scrivono espressamente: la Città di Torino precisa che l’assenza della dichiarazione nella sezione dedicata del portale InPA equivale a rinuncia al beneficio. Se non dichiari la preferenza al momento della domanda, a parità di punteggio la perdi.
Non più della metà dei posti messi a concorso (art. 5, comma 1, del D.P.R. 487/1994). Quando un candidato rientra in più categorie vale prima la riserva per le persone con disabilità della Legge 68/1999, poi quella per i volontari delle Forze armate. Gli enti possono inoltre riservare fino al 40% dei posti al personale interno con almeno tre anni di servizio.
Nei concorsi degli enti locali il tetto del 20% agli idonei quasi non si applica: la legge lo esclude per regioni, province ed enti locali che bandiscono non più di venti posti, per i Comuni sotto i 3.000 abitanti e per le assunzioni a tempo determinato. Dato che quasi tutti i bandi comunali restano sotto i venti posti, la lista degli idonei può essere lunga. Nei Comuni la graduatoria resta efficace tre anni dalla pubblicazione (art. 91 del TUEL).
Concentrando il tempo sulle materie d’esame, perché è lì che si costruisce tutto il punteggio. Il Manuale Concorsi Enti Locali — Istruttore e Collaboratore Amministrativo di Smart Concorsi Editore raccoglie solo le materie che escono davvero nei bandi comunali — diritto amministrativo, TUEL, contabilità degli enti locali, pubblico impiego e contratti pubblici — con i quiz per allenarti.
