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Prova teorico-pratica nei concorsi degli enti locali: come si scrive un atto

La prova teorico-pratica è una prova scritta in cui non ti viene chiesto di ripetere una norma, ma di applicarla a un caso concreto: risolvere una situazione, elaborare lo schema di un atto — una determinazione, una deliberazione, un verbale — oppure rispondere a quesiti situazionali. La base normativa è l’articolo 35-quater, comma 1, lettera a) del D.Lgs. 165/2001, che impone «almeno una prova scritta, anche a contenuto teorico-pratico, e una prova orale». Il contenuto esatto, però, non lo decide la legge: lo decide il bando del singolo ente.

Per questa guida abbiamo letto per intero quattro bandi per l’Area degli Istruttori (ex categoria C) pubblicati su inPA — Comune di Nettuno, Comune di Simaxis, Comune di Rho e Roma Capitale — e li abbiamo confrontati con le regole nazionali. Qui trovi che cosa ti chiedono davvero di scrivere, come è fatto un atto amministrativo, come la commissione assegna i punti e come ci si allena. Le materie su cui la prova si costruisce sono quelle del Manuale Concorso Enti Locali — Istruttore e Collaboratore amministrativo di Smart Concorsi Editore.

Una candidata redige un atto amministrativo durante la prova scritta di un concorso in un ente locale

Aggiornato a settembre 2026.

In sintesi

  • La prova teorico-pratica è prevista dall’art. 35-quater, comma 1, lettera a) del D.Lgs. 165/2001: «almeno una prova scritta, anche a contenuto teorico-pratico».
  • Non esiste più una definizione generale: il D.P.R. 487/1994 riformato rinvia al D.Lgs. 165/2001 e lascia al bando il compito di descrivere la struttura delle prove (art. 3, comma 2, lettera c).
  • Nella pratica ti chiedono di applicare la norma a un caso: schema di determina, di delibera o di verbale, soluzione di un caso, quesiti situazionali.
  • La commissione prepara tre tracce per ciascuna prova scritta e la traccia viene estratta a sorte da almeno due candidati (art. 11, comma 1, D.P.R. 487/1994).
  • Determina = atto del dirigente o del responsabile di servizio (art. 107 TUEL); delibera = atto di Giunta o Consiglio, con i pareri di regolarità tecnica e contabile (art. 49 TUEL).
  • La motivazione non è facoltativa: presupposti di fatto e ragioni giuridiche, in relazione alle risultanze dell’istruttoria (art. 3, comma 1, L. 241/1990).
  • Durante la prova non si possono portare appunti manoscritti o libri; i testi di legge non commentati si consultano solo se il bando lo prevede e la commissione li autorizza (art. 13, comma 3, D.P.R. 487/1994). Nei bandi di Nettuno e Rho non sono ammessi.
  • Di norma l’elaborato si redige al computer, con la strumentazione fornita dall’amministrazione (art. 13, comma 2).

Che cos’è la prova teorico-pratica in un concorso pubblico?

La prova teorico-pratica è la prova scritta di un concorso in cui devi applicare le norme a un caso concreto, non esporle in astratto: ti viene descritta una situazione — un affidamento da disporre, un’istanza di accesso da decidere, una spesa da impegnare — e devi risolverla, spesso redigendo lo schema di un atto. Verifica se sai usare quello che hai studiato, non se lo ricordi.

La definizione più chiara la trovi nei bandi. Quello del Comune di Nettuno per 3 Istruttori amministrativo-contabili la descrive come la prova «in cui i candidati sono chiamati a esprimere nozioni teoriche e valutazioni astratte applicate ai casi concreti», e che «può essere costituita da soluzione di casi e test situazionali, elaborazione di schemi di atti o provvedimenti o verbali, simulazione di interventi».

Attenzione a un punto che confonde molti candidati: una definizione normativa generale non esiste più. Dopo la riforma del 2023 (D.P.R. 82/2023) il D.P.R. 487/1994 ha perso gli articoli che descrivevano le tipologie di prova — gli artt. 10 e 14 sono abrogati — e l’art. 8, comma 3, rinvia in blocco agli articoli 35, 35-ter e 35-quater del D.Lgs. 165/2001. Nel testo vigente dell’art. 35-quater la prova teorico-pratica è nominata, ma il contenuto è rimesso alle amministrazioni, che «adottano la tipologia selettiva più conferente con la tipologia dei posti messi a concorso» (comma 1, lettera d). Tradotto: il tuo programma d’esame è il bando, non un modello nazionale.

Il bando prevede una prova teorico-pratica o solo quiz?

Lo decide il singolo bando, e nella pratica dipende dalla dimensione dell’ente: nei Comuni medio-piccoli resiste la prova da scrivere, nei grandi concorsi con migliaia di candidati prevale il test a risposta multipla, che si corregge in automatico. Nei quattro bandi del 2026 che abbiamo letto, due su quattro prevedono la redazione di un atto o la soluzione di casi.

EntePostiCom’è la prova scrittaSoglia
Comune di Nettuno (RM)3 Istruttori amm.-contabiliProva «a carattere teorico-pratico e psicoattitudinale»: la commissione può scegliere fra prova teorico-pratica e questionario, anche insieme21/30
Comune di Simaxis (OR)2 Istruttori amm.-contabiliDomande a risposta multipla o sintetica, soluzione di casi, brevi esposizioni «e/o redazione di un atto»; possibile anche da remoto21/30
Comune di Rho (MI)16 Istruttori amministrativi18 quesiti tecnici + 3 sulle competenze trasversali + 3 di inglese + 3 di informatica, con casi pratici situazionali a risposta chiusa21/30
Roma Capitale450 Istruttori (225 amministrativi)50 quesiti a risposta multipla in 75 minuti, nessun elaborato21/30
Bandi pubblicati su inPA e sui siti degli enti. La soglia di 21/30 non è imposta dalla legge: la fissa il bando.

Una conseguenza pratica da non sottovalutare: la formula «e/o» va letta come un avviso. Quando il bando elenca più tipologie, è la commissione a scegliere una o più di esse il giorno della prova, e tu devi presentarti pronto su tutte. E se il tuo bando sfrutta la deroga che fino a fine 2026 consente la sola prova scritta per i profili non apicali, quella prova è l’unico voto che forma la graduatoria: ne parliamo nella guida alla prova orale nei concorsi degli enti locali.

Come capire in quale caso sei: l’articolo del bando dedicato alle prove lo dice sempre, perché il D.P.R. 487/1994 impone al bando di indicare «la struttura delle prove stesse» e il punteggio minimo (art. 3, comma 2, lettera c). Se vuoi il metodo completo, leggi come si legge il bando di concorso di un Comune. Le materie da cui le tracce vengono costruite sono sempre le stesse: le trovi tutte nel manuale Enti Locali di Smart Concorsi Editore.

Che differenza c’è tra determinazione e deliberazione?

La determinazione è un atto monocratico: la firma il dirigente o il responsabile di servizio e appartiene alla gestione. La deliberazione è un atto collegiale: la adotta la Giunta o il Consiglio e appartiene all’indirizzo politico-amministrativo. Sbagliare l’organo competente è l’errore che, in correzione, pesa più di tutti: significa aver scritto un atto viziato.

DeterminazioneDeliberazione
Chi la adottaDirigente o responsabile di servizio (art. 107, commi 2 e 3, TUEL)Giunta o Consiglio comunale
Che cosa contieneGestione: impegni di spesa, affidamenti, atti di gestione del personale, provvedimenti verso l’esternoIndirizzo, programmazione e atti riservati dalla legge o dallo statuto agli organi di governo
PareriParere di regolarità tecnica del responsabile, in fase preventiva (art. 147-bis, comma 1, TUEL)Parere di regolarità tecnica e, se ci sono riflessi economico-finanziari, di regolarità contabile: sono inseriti nella deliberazione (art. 49 TUEL)
Quando produce effettiSe comporta impegno di spesa, è esecutiva con il visto di regolarità contabile attestante la copertura finanziaria (art. 183, comma 7, TUEL)Pubblicazione all’albo pretorio per 15 giorni (art. 124); esecutiva dopo il decimo giorno dalla pubblicazione (art. 134, comma 3), salvo dichiarazione di immediata eseguibilità votata a maggioranza dei componenti (art. 134, comma 4)
Fonte: D.Lgs. 267/2000 (TUEL), testo vigente su Normattiva.

Un dettaglio che fa la differenza in una traccia: se l’organo non intende conformarsi ai pareri, deve darne adeguata motivazione nel testo della deliberazione (art. 49, comma 4, TUEL). È il tipo di passaggio che una commissione si aspetta di vedere da chi ha studiato davvero il TUEL.

Com’è fatto un atto amministrativo?

Un atto amministrativo — determinazione o deliberazione — ha otto parti fisse: intestazione e oggetto, organo competente, premesse in fatto, premesse in diritto, motivazione, dispositivo, pareri e visti, indicazione di termine e autorità per il ricorso. Cambia il caso, non lo schema: impararlo a memoria ti fa risparmiare i primi venti minuti della prova ed evita di saltare i passaggi che valgono punti.

  1. Intestazione e oggetto. Ente, servizio, numero e data, e un oggetto che dica in una riga che cosa si decide.
  2. L’organo che adotta e la sua competenza. Richiama la norma che te la attribuisce: art. 107 TUEL per il responsabile, il decreto di nomina, il regolamento sull’ordinamento degli uffici.
  3. Premesse in fatto. Che cosa è successo: l’istanza, la richiesta del servizio, il fabbisogno, le date. Sono i «presupposti di fatto».
  4. Premesse in diritto. Le norme applicabili, citate per articolo, più gli atti dell’ente che vincolano la decisione (bilancio, PIAO, regolamenti, atti di indirizzo).
  5. Motivazione. Il cuore: «la motivazione deve indicare i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell’amministrazione, in relazione alle risultanze dell’istruttoria» (art. 3, comma 1, L. 241/1990). Se richiami le ragioni di un altro atto, quell’atto va indicato e reso disponibile (art. 3, comma 3).
  6. Dispositivo. Numerato, in punti, con verbi di decisione: determina di affidare, di impegnare, di approvare. Qui vanno importo, capitolo, beneficiario, durata.
  7. Pareri, visti e adempimenti finali. Parere di regolarità tecnica, visto contabile se c’è spesa, pubblicazione all’albo e in Amministrazione trasparente, comunicazioni ai destinatari.
  8. Termine e autorità per ricorrere, quando l’atto è notificato a un destinatario: è un obbligo di legge (art. 3, comma 4, L. 241/1990) e in una traccia sui procedimenti a istanza di parte è la riga che quasi tutti dimenticano.

Se la traccia riguarda un procedimento — accesso agli atti, avvio, responsabile del procedimento, termini — il riferimento resta la legge 241/1990; se riguarda un affidamento, il Codice dei contratti pubblici.

Esempio: come si imposta una determina in una traccia d’esame

Un esempio vale più di uno schema. Immagina questa traccia: «Il Comune deve acquistare 30 postazioni informatiche per gli uffici demografici, per un importo stimato di 24.000 euro oltre IVA. Il candidato rediga lo schema dell’atto necessario, motivando la scelta della procedura». Ecco come si imposta la risposta, parte per parte.

Schema di svolgimento: determina di affidamento

  • Atto e organo. È un atto di gestione con impegno di spesa: la determinazione la adotta il responsabile del servizio, non la Giunta (art. 107, commi 2 e 3, TUEL). Scrivilo esplicitamente: è il primo punto che la commissione cerca.
  • Premesse in fatto. Il fabbisogno rilevato dall’ufficio, la richiesta del servizio, la stima dell’importo, la disponibilità sul bilancio di previsione.
  • Premesse in diritto. Le norme che governano l’affidamento e la spesa, citate per articolo: per una fornitura da 24.000 euro si resta sotto la soglia europea e si applica l’affidamento diretto dei servizi e delle forniture di importo inferiore a 140.000 euro, «anche senza consultazione di più operatori economici» ma scegliendo soggetti con documentate esperienze pregresse (art. 50, comma 1, lettera b, D.Lgs. 36/2023); poi il TUEL per l’impegno e il regolamento di contabilità dell’ente.
  • Motivazione. Perché quella procedura e quel fornitore: presupposti di fatto e ragioni giuridiche «in relazione alle risultanze dell’istruttoria» (art. 3, comma 1, L. 241/1990). È la parte che distingue una prova sufficiente da una buona.
  • Dispositivo. Numerato: affidare, impegnare la somma sul capitolo, dare atto della copertura, nominare il responsabile del procedimento, disporre gli obblighi di pubblicazione.
  • Visti e chiusura. Parere di regolarità tecnica (art. 147-bis, comma 1, TUEL) e visto di regolarità contabile, senza il quale l’atto non è esecutivo (art. 183, comma 7, TUEL).

Nota che cosa non serve: raccontare la storia del Codice dei contratti. Alla commissione serve vedere che sai scegliere la norma giusta, motivarla e chiudere l’atto. Se la traccia chiedesse invece l’approvazione di un regolamento o di un atto di indirizzo, l’organo cambierebbe — Consiglio o Giunta — e con esso la forma: deliberazione con i pareri dell’art. 49 TUEL.

Come valuta la commissione la prova teorico-pratica?

La commissione valuta la prova in trentesimi, con criteri fissati prima di leggere gli elaborati e comunicati ai candidati, su una traccia estratta a sorte fra tre. L’art. 11, comma 1, del D.P.R. 487/1994 prevede infatti che la commissione prepari tre tracce per ciascuna prova scritta, segrete ed elaborate in modalità digitale, e che «la scelta della traccia da sottoporre ai candidati è effettuata tramite sorteggio da parte di almeno due candidati». Nei quattro bandi esaminati la soglia di idoneità è 21/30.

  • I criteri sono pubblici o comunicati prima. A Nettuno le valutazioni sono espresse in trentesimi «sulla base dei criteri stabiliti dalla Commissione esaminatrice e comunicati ai candidati prima dello svolgimento delle prove»; a Rho la commissione ha pubblicato un documento a parte con il punteggio di ogni singola sezione della prova.
  • Niente supporti. L’art. 13, comma 3, del D.P.R. 487/1994 vieta carta da scrivere, appunti manoscritti, libri e pubblicazioni, e ammette solo i testi di legge non commentati che la commissione autorizza. Nei bandi di Nettuno e Rho non sono ammessi: gli articoli devi saperli.
  • La soglia la fissa il bando. Nei quattro bandi è 21/30, ma dopo la riforma del 2023 non è più un minimo di legge: lo abbiamo spiegato nella guida su come si legge il bando.
  • I titoli non salvano una prova insufficiente. Nel concorso per soli esami non danno punti; dove sono previsti valgono al massimo un terzo del punteggio finale (art. 35-quater, comma 1, lettera f, D.Lgs. 165/2001) e comunque non oltre 10/30 (art. 8 D.P.R. 487/1994). Come si compone il totale lo trovi nella guida alla graduatoria nei concorsi degli enti locali.

Si scrive a mano o al computer?

Un punto che quasi nessuno verifica prima: l’elaborato, di norma, non si scrive su carta. L’art. 13, comma 2, del D.P.R. 487/1994 prevede che «gli elaborati sono redatti in modalità digitale attraverso la strumentazione fornita per lo svolgimento delle prove», che in caso di malfunzionamento la commissione conceda un tempo aggiuntivo pari alla durata del blocco, che il documento salvato non sia più modificabile e che i dispositivi siano disconnessi da internet. Il bando può organizzare la prova diversamente — quello di Simaxis la prevede anche da remoto — quindi la modalità va letta nell’articolo dedicato alle prove.

Occhio anche alla durata: nei bandi comunali spesso non è scritta nel bando, ma comunicata dalla commissione subito prima della prova, insieme alla lettura della traccia (è il caso di Simaxis e di Rho, che parlano di «tempo predeterminato»). Dove è indicata, è stretta: Roma Capitale assegna 75 minuti per 50 quesiti.

Sui tempi, non aspettarti nulla di rapido: la procedura si conclude «di norma entro 180 giorni dalla data di conclusione delle prove scritte» (art. 11, comma 4, D.P.R. 487/1994). Il concorso di Nettuno è un buon metro reale: bando pubblicato a ottobre 2025, preselezione a luglio 2026, prova orale a settembre, graduatoria finale approvata il 18 settembre 2026.

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Una prova pratica non si improvvisa: si regge sugli articoli che citi.
Determina, delibera, motivazione, impegno di spesa, accesso agli atti: la prova teorico-pratica pesca dallo stesso nucleo della preselezione e dell’orale — TUEL, procedimento amministrativo, trasparenza e anticorruzione, contratti pubblici, pubblico impiego e contabilità degli enti locali. Il Manuale Concorso Enti Locali — Istruttore e Collaboratore amministrativo di Smart Concorsi Editore le raccoglie in un solo volume, con 360 quiz commentati e un simulatore online con oltre 1.000 domande.

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Come ci si prepara a una prova teorico-pratica?

Alla prova teorico-pratica ci si prepara scrivendo, non solo leggendo: impara a memoria lo schema dell’atto, fissa i riferimenti che ricorrono (artt. 3, 7, 10-bis e 22 della L. 241/1990; artt. 49, 107, 134, 147-bis e 183 del TUEL), esercitati su tracce vere ed elabora a tempo. Chi ha studiato bene le materie ma non ha mai scritto un atto finisce per consegnare un tema, non un provvedimento.

Se parti da zero, prima costruisci le basi con cosa studiare per i concorsi amministrativi negli enti locali; se stai ancora scegliendo il profilo, confronta Istruttore o Funzionario. Poi lavora su queste cinque mosse.

  1. Impara lo schema dell’atto e riscrivilo a memoria finché non ti viene automatico: intestazione, premesse in fatto, premesse in diritto, motivazione, dispositivo, pareri e adempimenti.
  2. Fissa i dieci riferimenti che tornano sempre: artt. 3, 4, 5, 6, 7, 10-bis e 22 della L. 241/1990; artt. 42, 48, 49, 107, 124, 134, 147-bis e 183 del TUEL. In prova i codici quasi mai li hai: o li sai, o li lasci fuori.
  3. Allenati su tracce vere. Molti Comuni pubblicano criteri di valutazione e tracce estratte nella sezione Amministrazione trasparente: il Comune di Nettuno, per esempio, ha pubblicato il link alla consultazione di criteri e tracce il 7 luglio 2026, insieme alle istruzioni per rivedere il proprio elaborato.
  4. Scrivi a tempo, e allenati sulla tastiera. L’elaborato si redige quasi sempre a video: esercitati come farai in prova, cronometrandoti. La gestione del tempo è metà della prova, perché il dispositivo — la parte che vale di più — sta in fondo.
  5. Motiva sempre, anche quando sembra ovvio. Un atto senza presupposti di fatto e ragioni giuridiche è illegittimo: in correzione vale come un errore di diritto, non come una dimenticanza di stile.

Quei dieci articoli — L. 241/1990 e TUEL — sono il cuore di ogni traccia, e sono commentati uno per uno nel Manuale Concorso Enti Locali — Istruttore e Collaboratore amministrativo di Smart Concorsi Editore, con 360 quiz per verificare se li hai fissati davvero. Vai al manuale Enti Locali su Amazon.

Quali errori costano più punti nella prova teorico-pratica?

Gli errori che pesano non sono quasi mai lessicali: sono di competenza, di motivazione e di struttura. Questi sono i più frequenti.

  • Rispondere in astratto. Esporre l’istituto senza applicarlo al caso è la risposta di una prova teorica, non di una teorico-pratica.
  • Sbagliare l’organo competente. Far deliberare la Giunta su un affidamento, o far determinare il responsabile su un atto riservato al Consiglio: l’atto è viziato in partenza.
  • Motivazione assente o generica. «Ritenuto opportuno» non è una motivazione: servono i fatti e le norme.
  • Dimenticare pareri e visti. Una determina di impegno senza visto di regolarità contabile non è esecutiva (art. 183, comma 7, TUEL).
  • Dispositivo vago. Senza importo, capitolo, destinatario e termini, la decisione non è eseguibile.
  • Citare norme a memoria sbagliando il numero. Meglio scrivere «il testo unico degli enti locali» che attribuire un contenuto all’articolo sbagliato.
  • Non gestire il tempo. Tre quarti della prova spesi sulle premesse e un dispositivo scritto di corsa è il modo più comune di restare sotto la soglia.

Cinque errori su sette nascono dallo stesso punto: norme sapute a metà. Se vuoi chiudere quel buco prima della prova, parti dal manuale Enti Locali su Amazon.

Che cosa ricordare sulla prova teorico-pratica

La prova teorico-pratica premia chi ha studiato gli articoli e li sa usare. Tre cose da portare con te: la tipologia della prova sta nel bando e può essere scelta dalla commissione il giorno stesso; lo schema dell’atto è fisso e si impara a memoria, mentre il caso cambia ogni volta; la motivazione — presupposti di fatto e ragioni giuridiche — è la parte che decide il voto. Il resto è allenamento: tracce vere, tempo cronometrato, articoli a memoria perché in aula, quasi sempre, i codici non li avrai.

Domande frequenti sulla prova teorico-pratica

Che cos’è la prova teorico-pratica in un concorso pubblico?

È una prova scritta in cui devi applicare le norme studiate a un caso concreto, non esporle in astratto. Può consistere nella soluzione di un caso, in quesiti situazionali o nell’elaborazione dello schema di un atto amministrativo — una determinazione, una deliberazione o un verbale. La prevede l’art. 35-quater, comma 1, lettera a) del D.Lgs. 165/2001.

La prova teorico-pratica è obbligatoria nei concorsi degli enti locali?

No. La legge impone almeno una prova scritta, «anche a contenuto teorico-pratico», ma lascia all’amministrazione la scelta della tipologia (art. 35-quater, comma 1, lettere a e d, D.Lgs. 165/2001). Nei bandi 2026 che abbiamo letto convivono entrambe le soluzioni: Nettuno e Simaxis prevedono la redazione di un atto o la soluzione di casi, Rho e Roma Capitale una prova a quesiti.

Che differenza c’è tra determinazione e deliberazione?

La determinazione è un atto monocratico del dirigente o del responsabile di servizio e riguarda la gestione (art. 107 TUEL). La deliberazione è un atto collegiale di Giunta o Consiglio, corredato dei pareri di regolarità tecnica e contabile (art. 49 TUEL), pubblicato all’albo pretorio per 15 giorni ed esecutivo dopo il decimo giorno dalla pubblicazione, salvo immediata eseguibilità.

Si possono consultare i codici durante la prova scritta?

Solo se il bando lo prevede. L’art. 13, comma 3, del D.P.R. 487/1994 vieta di portare carta da scrivere, appunti manoscritti, libri e pubblicazioni, e ammette la consultazione dei soli testi di legge non commentati autorizzati dalla commissione, oltre ai dizionari. Nei bandi di Nettuno e Rho la consultazione non è ammessa: gli articoli vanno saputi.

La prova teorico-pratica si scrive a mano o al computer?

Di norma al computer: l’art. 13, comma 2, del D.P.R. 487/1994 prevede che gli elaborati siano redatti in modalità digitale con la strumentazione fornita dall’amministrazione, che il documento salvato non sia modificabile e che i dispositivi siano disconnessi da internet; in caso di malfunzionamento la commissione concede un tempo aggiuntivo pari alla durata del blocco. Alcuni bandi comunali prevedono ancora la prova su carta o la svolgono da remoto: la modalità è nell’articolo del bando dedicato alle prove.

Dove si trovano le tracce delle prove teorico-pratiche già svolte?

Sul sito del Comune che ha bandito il concorso, di solito nella sezione Amministrazione trasparente – Bandi di concorso, insieme ai criteri di valutazione e ai verbali della commissione: la pubblicazione di criteri e tracce è pratica diffusa e in alcuni concorsi è previsto anche l’accesso al proprio elaborato. Molte procedure passate restano consultabili anche dalla scheda del bando su inPA.

Hai capito che cosa ti aspetta? Il passo successivo è lo studio delle materie da cui le tracce vengono costruite. Il Manuale Concorso Enti Locali — Istruttore e Collaboratore amministrativo di Smart Concorsi Editore le raccoglie in un solo volume, con quiz commentati e simulatore online. 👉 Vai al manuale su Amazon.

Fonti: D.Lgs. 165/2001, art. 35-quater · D.P.R. 487/1994 (artt. 3, 8, 11 e 13, testo vigente dopo il D.P.R. 82/2023) · D.Lgs. 267/2000 (TUEL), artt. 49, 107, 124, 134, 147-bis e 183 · L. 241/1990, art. 3 · D.Lgs. 36/2023, art. 50 · bandi dei Comuni di Nettuno e Simaxis su inPA, bando e criteri di valutazione del Comune di Rho, bando Roma Capitale per l’Area degli Istruttori.

Vedi anche: Concorso Istruttore e Collaboratore amministrativo negli enti locali · Come funziona la prova preselettiva · Come si forma la graduatoria.

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